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    Questa Discussione Reggio Emilia 29.04.2009

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inviata in data: 05/06/2009 [11:59]
Autore Discussione: Giovanni

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nuovo Messaggio Reggio Emilia 29.04.2009

Pranzo al buio: nei panni di un non vedente
Insegnanti e pedagogisti hanno partecipato al progetto di sensibilizzazione

REGGIO EMILIA - E’ come quando da bambino decidi per gioco e per sfida, di fare qualche incerto passo con gli occhi chiusi. Non è un gioco di ruolo, anche se sembra esserlo.
E’ molto di più.
E’ perlomeno un’inconsueta esperienza di vita.
E’ mangiare senza l’aiuto degli occhi e per capire cosa hai nel piatto, quando l’hai trovato, devi affidarti al tatto, all’olfatto e al gusto.
E’, per un paio d’ore, vivere, mangiare, parlare al buio, in quello che ha l’ambizione, e ci riesce, di farti capire che ciò che per un vedente, può essere solo una sfida, è invece la quotidianità di chi non vede.
Con un rovesciamento di ruolo, in cui a far da camerieri sono ipovedenti, che diventa un modo per dimostrare che la disabilità può essere invece davvero una diversa abilità e ti chiedono se sapresti spiegare ad un cieco dalla nascita un colore. E non sbagliano un movimento mentre ti servono.
O, come ha detto una delle pedagogiste sedute al tavolo in una totale assenza di luce, «i bambini disabili sono la punta di diamante del nostro insegnamento, perché hanno abilità e sensibilità diverse e ci fanno capire ogni giorno che ogni bambino è diverso».
Ecco perché il «Pranzo al buio», a cui hanno partecipato, assieme a pedagogisti, anche giornalisti, esponenti di slow food, insegnanti, rappresentanti dell’Istituto scuole e nidi d’Infanzia e l’assessore comunale alla scuola Iuna Sassi, ieri alla scuola materna del Centro Internazionale Loris Malaguzzi, diretta da Sergio Spaggiari, non è un gioco. Né è fine a se stesso, ma un’esperienza da cui alla fine esci, come ha fatto una delle partecipanti, esclamando in tono liberatorio: «Vederci, che bella cosa».
«Pranzo al buio», non è solo uno dei tanti eventi all’interno di «Reggionarra-la città delle storie», che si terrà il 6-8-9 maggio a Reggio Emilia e il 10 maggio a Castelnovo Monti.
E’ qualcosa di più. E’ un’esperienza-evento che arriva per la prima volta nella nostra città, diventa una parentesi di vita, racchiusa in due ore, in cui compi alcune normali azioni quotidiane come mangiare, conversare, andare in bagno, nella completa oscurità.
«E’ un modo per riattivare sensibilità negate, capire e un invito ad aprire gli occhi sulla condizione di chi ogni giorno vive senza luce», ci hanno spiegato Roberto Realdini e Mirella Gavioli, presidente e vice presidente d’Api&Aci (Associazione per la promozione dell’integrazione dell’autonomia di ciechi e ipovedenti), che assieme all’Istituto Regionale Garibaldi per ciechi e alla scuola d’infanzia del Centro Malaguzzi lo proporranno ai reggiani il 9 maggio alle 12.30.
Non c’è spazio per il pietismo. Non è questo lo scopo dell’iniziativa, nuova per Reggio, ma che in altre province è già stata proposta con successo nelle ultime classi delle elementari e delle medie. «Con ottimi riscontri», ci hanno detto i curatori. E’ la scoperta di un mondo senza colori, ma non indistinto, in cui i rumori, odori, il tatto diventano fondamentali e nel quale i piatti che hai assaggiato, continuano a raccontarti i loro sapori. Che cosa tu abbia effettivamente mangiato, tutto comunque buonissimo, lo scopri dopo, ovvero quando - a luce accesa - le abili cuoche della scuola materna, ti faranno vedere i piatti preparati e poi serviti.
E’ un mondo nel quale quando parli non hai il ritorno d’immagine ed alzi involontariamente la voce perché non percepisci se e chi ti ascolta e ti affidi al tatto per scoprire il viso che sta dietro alla voce.
Un’esperienza che merita e che sarà possibile per quaranta reggiani, al costo di 20 euro. Basta prenotarsi all’Istituto Garibaldi allo 0522- 438905 e provarci il 9 maggio.

di Roberto Fontanili

La Gazzetta di Reggio del 29-04-2009.

Commenti
A proposito del pranzo al buio

In principio, rievocando Bunuel, mi accingo ad affrontare con curiosità una anormalità da normalizzare.
Il buio notturno e onirico, solitamente conduce il mio sonno nel processo osmotico
di rilasciare e rigenerare, ma ora, sormontando il mondo diurno, mi inquieta quanto l'attesa di una eclissi totale.
Dietro quella porta, “il salto nel buio” da metafora si trasforma in realtà, imponendo una brusca frenata alle consuetudini.
Il nero mi avvolge, mi comprime, punge la pelle, penetra le ossa.
I muscoli trafitti, si contraggono nell'inutile impresa di scrutare il nulla, di riempire l'assenza.
Poi una morbida, calda, sicura mano, mi bisbiglia la via, mi lascio guidare con fiducia e riconoscenza.
Mi ancoro al freddo del ferro dei piedi del tavolo, come una nave attracca il molo.
Urge una virata della gerarchia percettiva.
La voce, prima degli occhi; la temperatura e la superficie, prima della forma; il profumo, prima del sapore; la forma, prima del nome delle cose.
L'identità va conquistata, ricomposta tassello dopo tassello, è frutto di esplorazioni che non tralasciano alcun dettaglio.
Gli abitanti dell'oscurità, con voce seduttiva confortano le ansie dei commensali, scivolando sinuosamente fra i tavoli .
Tutto il mio corpo cerca la prossimità di altri corpi inalandone la presenza.
Finalmente, le mie palpebre si arrendono, non oppongono ulteriore resistenza, cedono all'evidenza delle tenebre e si chiudono con abbandono .
E' a quel punto che si compie il paradosso: ad occhi chiusi posso guardare ciò che mangio!
Grazie per aver svelato a noi, ciechi dei sensi, parte del vostro mondo, segreto e sommerso .
Riusciremo a chiudere i nostri occhi, ancora, ogni giorno un po', per ammirare spazi inesplorati?

Anna O

. Pranzo al buio

Scuola dell’infanzia presso il Centro Internazionale Loris Malaguzzi

“ Esperienza unica ed emozionante. Grazie grazie “

Monica, Nido Picasso

“Ci sono saltato fuori è stata un ‘esperienza unica. Grazie”

Mariella, scuola Prampolini

“ Esperienza emozionante dove tutti i sensi erano amplificati”

Lilia, Scuola dell’infanzia Andersen

“ Un’enorme fiducia negli altri”

Sabrina

“Grazie, esperienza e modi di muoversi, pensare, ascoltare e cercare di mettersi nello stesso piano
di chi non può vedere, è certamente molto difficile. Penso che non riuscirò mai a capire a fondo”

Antonella, scuola dell’infanzia Tondelli

“ Sono stata bene il non vedere mi ha portato a vivere questo momento con intensità e tutto si è amplificato. Grazie”

Betti

“ Il rumore un aiuto o un disagio quando non si vede? Non lo so, comunque vi ringrazio per l’esperienza”

Angela

“ Sono stata bene, grazie di tutto, questa esperienza aiuta tantissimo”

Tiziana, Nido Arcobaleno

“ Nonostante mi spaventasse è stata un’esperienza unica e bellissima”

Nido Rivieri

“Esperienza molto interessante, dove l’olfatto, e il tatto si sono amplificati e anche il tempo ha un significato diverso…grazie di tutto”

Nido Alice

“Siete stati meravigliosi, ci avete fatto conoscere un mondo nuovo fatto di profumi, sapori. Grazie di tutto ciò”

Manuela, cuoca Nido Gianni Rodari

“ Esperienza molto interessante, ricca di pensieri, emozioni, grande supporto da “Angeli” che mi hanno aiutato a capire tante cose. Esperienza di crescita…”

Armida, Nido Panda

“ E’ stata una sensazione molto istruttiva e sinceramente anche rilassante! Non ansiosa…bella. Grazie per la bella esperienza”

Elisa

“ Il buio è un muro. Per un attimo ho trovato la pace. Per un attimo mi è sembrato pure bello poter essere ciechi… pensa te. Ma la cosa bella da vedere siete voi”

Isabella, Scuola dell’infanzia Anna Frank

“ Il gesto, il contatto, hanno la forza dell’istintività del primordiale che è avvenuto dentro di noi. Non credo di aver gustato il cibo così intensamente in altre occasioni. Grazie”
Barbara, scuola dell’infanzia Bruno Munari

“ Esperienza intensa e profonda che mi ha fatto vivere sensazioni ed emozioni a me sconosciute. Un grazie sincero”

“ Lo spazio dei vedenti è molto più piccolo”

Max, Scuola dell’infanzia Martiri di Sesso

“ Ho capito il mio amico Roberth, non vedente, che quando accompagno qua e là mi dice : “mi devi dire se il gradino che devo fare è in su o in giù” Pensavo fosse meno difficile. Esperienza bellissima, mi farà pensare. Grazie”

Betta, Scuola dell’infanzia Michelangelo

“ Sensuale”

Simona

“ Una nuova assordante intimità”

Sara

“ Nel buio ho imparato a vedere”

Lanfranco, Scuola dell’infanzia P.Freire

“Una bella occasione per riflettere e per cambiare il proprio punto di vista! Nell’epoca dove quello che sembra contare di più è l’immagine! Grazie per averci dato questa opportunità”

Silvana

“ Quante cose diamo per scontate! Quanto la privazione di un senso riesce ad amplificare le sensazioni! Le sensazioni disarmanti provate nei momenti iniziali, sono andate via via scemando, lasciando il posto alla fiducia concessa alle meravigliose persone che ci hanno accompagnato in questa avventura! Grazie “

Debora

“ Un grazie per averci regalato uno sguardo speciale che ci avete dato con gli occhi del cuore”

Cristina

“ Un emozione forte, nello stesso tempo mi sono sentita a mio agio. Grazie”

Nadia

“ Il non vedere in un certo senso ti da la possibilità di scegliere maggiormente se voler comunicare o se isolarti, nessuno guarda la tua espressione, tu decidi quando comunicare”

Morena

“ Il buio ha illuminato…ha dato vita a nuovi sentieri, nuovi sguardi, nuove emozioni, nuove strategie per conoscerci e conoscere. Grazie”

Chiara

“ Le distanze si dilatano e si ritirano in una danza di sensazioni. Il bisogno di sentirsi vicino spinge a toccare per non sentirsi solo”

Simona

“ Bisogna vedere che le cose sono ombre illusorie e che le ombre sono cose reali.
Grazie per questa esperienza”

Julia De Charleville

“ La vista è tanto, grazie per averci insegnato che non è tutto”

Mauro Becchi

“ Ho ascoltato il buio, ho mangiato i fiori, mi hanno accompagnato uomini e altre donne non vedenti ma che vedevano oltre il buio. Grazie “

Anna Bertolini

“ In movimento il pensiero
in movimento il corpo
in movimento la vita
in movimento stare insieme
in movimento in ascolto
in movimento apprendere
questa pausa di luce esteriore
ci ha aperto una grande, bella luce interiore
Grazie… un po’meno di paura…

“ Un modo intenso di vivere l’invisibile agli occhi. Grazie”

Marina Castagnetti

“ Emozionante…non saprei cos’altro dire…”

Giulia

“ La difficoltà maggiore oltre alle cose più semplici, come il non vedere cosa si mangia e dove sono le cose, è l’impossibilità di capire se le persone ti ascoltano non vedendo i loro visi”

Elena

“ Ho scoperto un modo nuovo di gustare il cibo e di conoscere i miei commensali…”

Chiara

“ Di durata infinitamente poca di intensità infinitamente ricca”


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